Con i suoi 10000 morti l'anno nella sola Francia l'automobile è diventata il primo predatore dell'uomo. Ciò nonostante la crescita dell'industria automobilistica è considerata un indicatore di prosperità.
Nessun altra specie nella storia della creazione ha mai generato il proprio predatore con tanto entusiasmo.
I topi non sono mai andati al Salone del gatto.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003 pp. 10- 11
L'alternanza regolare piede destro piede sinistro, che genera la rotazione tranquilla quasi rassicurante, dei pedali, ricorda l'oscillare del pendolo e le sue virtù ipnotiche.
Perché forse si tratta anche di ipnosi, quando il tic-tac metronomico dei mozzi e del movimento a pompa alternato delle ginocchia spingono in avanti la bicicletta e il suo passeggero in uno stato di quiete, tra la veglia e il sonno, tra la terra e il cielo.
In questi momenti di diluizione dello sguardo può capitare che il ciclista abbia la fugace impressione che l'asse dei suoi pedali sia l'asse del mondo (axis mundi). E in un certo senso, è così.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003 pp. 8-9
Con i suoi 10000 morti l'anno nella sola Francia l'automobile è diventata il primo predatore dell'uomo. Ciò nonostante la crescita dell'industria automobilistica è considerata un indicatore di prosperità.
Nessun altra specie nella storia della creazione ha mai generato il proprio predatore con tanto entusiasmo.
I topi non sono mai andati al Salone del gatto.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003 pp. 10- 11
L'alternanza regolare piede destro piede sinistro, che genera la rotazione tranquilla quasi rassicurante, dei pedali, ricorda l'oscillare del pendolo e le sue virtù ipnotiche.
Perché forse si tratta anche di ipnosi, quando il tic-tac metronomico dei mozzi e del movimento a pompa alternato delle ginocchia spingono in avanti la bicicletta e il suo passeggero in uno stato di quiete, tra la veglia e il sonno, tra la terra e il cielo.
In questi momenti di diluizione dello sguardo può capitare che il ciclista abbia la fugace impressione che l'asse dei suoi pedali sia l'asse del mondo (axis mundi). E in un certo senso, è così.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003 pp. 8-9
Il ciclista urbano è, per sua natura, un inventore. […]
In un organismo urbano in cui sono solo un corpo estraneo, in una città ostile, si inventano un modo di essere che non è stato inventato per loro. Tratteggiano nello spazio la minuta di una città in bicicletta:tracciano e cancellano. Le loro evoluzioni sono rimorsi d'artista. […]
Cercano, barcollando, un nuovo equilibrio che rimetterà in marcia la città.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003 pp. 12- 13
Dall'alto della bicicletta, il mondo è diverso. Innanzi tutto, proprio grazie all'innalzamento del punto di vista. Il ciclista è indiscutibilmente, fuori dalla mischia.
Busto eretto, mento in alto, il ciclista fluttua al di sopra della moltitudine , senza disprezzo, ma senza nemmeno curarsi delle desolanti contingenze della terraferma.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003 p. 35
Mezzo di locomozione fisico, certo la bicicletta è soprattutto un mezzo di locomozione della coscienza. E il principio ciclosofico fondamentale è: ogni corpo su una bicicletta assiste a uno spostamento del proprio sguardo sul mondo.
All'esterno ci si sposta in bicicletta, ma all'interno è la bicicletta che ci sposta.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003, p. 36
Gli innamorati sono soli al mondo, come si sa, ma in bicicletta lo sono ancora di più. Guardiamoli avanzare insieme, fianco a fianco, mano nella mano, noi non esistiamo più, e il sentimento che li unisce in questo momento forma una bolla intorno a loro. Il fatto di avanzare, in un certo senso di passare attraverso di noi, accentua il loro isolamento; il fatto di pedalare insieme, nello stesso movimento, li unisce ulteriormente.
Due amanti in bicicletta non attraversano la città, la trapassano come una nuvola, su pedali di vento.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Feltrinelli, 2003, pp. 64-65
La bici ha una proprietà inutile ma sublime: genera complicate ombre di ogni lunghezza che sono performance, land art, scultura effimera della luce; ombre che specialmente all'alba e al tramonto ipnotizzano, diventano un'entità amica tra l'Io e l'Es, anima sottile dei pellegrini.
Emilio Rigatti, Minima Pedalia, Ediciclo, 2004, pp. 12-13
Quello della non-violenza a pedali è anche un mezzo politicamente rivoluzionario. M'immagino spesso una Città del Sole ciclabile, dove cambi il concetto stesso di “consumo”. Si consumano le gomme, ci consumiamo noi: però piano, senza che qualcuno ci spinga da dietro dicendoci: “consuma più forte”.
Emilio Rigatti, Minima Pedalia, Ediciclo, 2004, p. 14
La bici aerea, leggera, quasi trasparente, è una miniera di esperienza, di gesti possibili, di cortesie e situazioni imprevedibili, è una generatrice di contatti umani, d'incontri. E', finalmente e di nuovo, l'avventura, il pellegrinaggio, la parola che acquista peso e senso nell'andare.
Emilio Rigatti, Minima Pedalia, Ediciclo, 2004, p. 18-19
La bici, invece, è tutta un'altra dimensione. Ed è lei il mio piacevole tormento, mi ammonisce affinché non perda mai il fulcro, il quid sostanziale ed essenziale della realtà. Con lei tocchi terra senza mettere mai giù un piede.
Zarini
Quale chauffeur non sarebbe indotto, dalla forza stessa del suo motore, a filare, a rischio e pericolo delle formiche della strada, passanti, bambini e ciclisti? Nei movimenti che le macchine esigono da coloro che le adoperano c'è già tutta la violenza, la brutalità, la continuità a scatti dei misfatti fascisti.
Theodor Adorno
Gli uomini liberi possono percorrere la strada che conduce a relazioni sociali produttive solo alla velocità di una bicicletta.
Ivan Illich, Per una storia dei bisogni, Mondadori, 1981
La bicicletta è una straordinaria arma simbolica, lo spazio immaginario di un altrove possibile
Zenone Sovilla, Bicicrazia, Nonluoghi libere edizioni, 2004
Quello che questa gente ignora è il fatto che la bicicletta è ben più di uno sport o di un mezzo di lavoro.
La bicicletta è una rivoluzione, una riconquista dello spazio pubblico, l’impegno ad assumersi, a partire dal territorio, la responsabilità di riplasmare le nostre metropoli.
È una rivolta, una sfida alle strade eternamente a senso unico.
La bicicletta è una filosofia, un modo di vivere, e io la uso come un martello per cambiare il mondo e per redimere le nostre città logorate dalla guerra.
Travis Hugh Culley, Il Messaggero. Come è nata massa critica, Garzanti elefanti, 2002



